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domenica, 11 gennaio 2009

Versione

Sapete che a me, a tempo perso, piace tradurre. Oddio, tradurre. Traducicchiare, diciamo.
Di solito mi limito al francese e all'inglese.
Che sono una cosa abbastanza facile.
Oggi ho deciso che mi dedico a qualcosa di più impegnativo.
Traduco dalla lingua in cui quotidianamente vengono scritti gli editoriali del Corriere della Sera, variamente definita dalla comunità accademica (seh) come hasbarino, o propagandese sdolcinato - che non è il buon vecchio propagandese spezziamoglilereni, che uno al massimo lo riconosceva subito e bon, no, è una sua degenerazione, o meglio una sua copertura, per niente maschia, e neanche un po' italica.
E' ancora peggio, volendo.
Ché a me, questa cosa che i cattivi abbiano imparato a usare il lessico e la retorica che inizialmente erano dei buoni per continuare a fare i cattivi, mi dà parecchio fastidio.
E' che uno si confonde.
Per cui mi propongo, dicevo, di tradurre l'editoriale di Antonio Ferrari del 9 gennaio verso una lingua più comprensibile, per mia chiarezza mentale.
Sorvolo su Ernesto Galli della Loggia che oggi rimprovera al Vaticano la sua politica estera di sessant'anni fa autoproclamandosi portavoce nientemeno che delle ragioni supreme della storia cui è necessario inchinarsi. (sticazzi.)

Vado, con testo originale a fronte:

La svolta di Fatah

di Antonio Ferrari

E' un silenzio assordante e significativo.

Un silenzio forse strano, certamente inatteso, quello della Cisgiordania dei palestinesi moderati, che desiderano laicamente un'esistenza più dignitosa. Non perché a Ramallah, a Nablus o a Betlemme il cuore non sanguini per le immagini dei civili uccisi e dei feriti, ostaggi di Hamas e bombardati da Israele. Ma perché la gente, nella Cisgiordania che vuol vivere in pace, ha capito che l'unica alternativa è accettare realisticamente l'inevitabile compromesso necessario per risolvere un conflitto tra due diritti: quello di Israele ad essere riconosciuto entro frontiere sicure, senza missili che cadano sulla sua testa, e quello dei palestinesi ad avere il loro Stato.

Diciamolo subito. E' un mutamento antropologico e, insieme, intriso di buon senso. Che va oltre le ambizioni del presidente dell'Anp Abu Mazen, fiero sostenitore del dialogo; e che va ben oltre il risentimento del laico Fatah nei confronti del fratello integralista, che non ha esitato ad agire con feroce violenza per neutralizzarlo. E' un mutamento che coinvolge il diffuso sentire di un popolo più maturo, consapevole dei rapporti di forza, degli equilibri internazionali, del desiderio di poter vivere senza essere vittima dell'appartenenza islamica, della coercizione, della paura e del fanatismo.

E' stato indubbiamente un grave errore puntare sulle ultime elezioni politiche, nella speranza che gli uomini del Fatah potessero vincerle. Vien da sorridere per le paradossali ingenuità dei palestinesi laici, che in molte circoscrizioni presentarono tre candidati contro quello solitario di Hamas, pur sapendo che uno soltanto sarebbe stato eletto. Era sincero Abu Mazen quando diceva amaramente, anche a noi, che con un po' più di scaltrezza, il risultato sarebbe stato diverso. Verissimo, perché la maggioranza dei palestinesi, che tanto hanno imparato dalla democrazia israeliana, mai si sarebbero piegati alle regole dei bacchettoni estremisti di Hamas, pronti a sacrificare tutto, per conto proprio o per conto terzi, all'appartenenza religiosa e a strategie che non erano nell'interesse del loro popolo.

Se si vuole, è questa la novità più dirompente che affiora dalle macerie di Gaza, e che Abu Mazen, pur costretto a ricorrere in pubblico a formule verbali ambigue, ha saputo cogliere. Nel suo pensiero moderato e profondamente laico ormai si identificano gli arabi palestinesi della Cisgiordania, che hanno imparato sulla propria pelle le lezioni della storia. Penso agli impiegati, ai commercianti, agli artigiani che, in un conflitto così delicato e particolare, non hanno mai rinunciato a cercare un accordo con quello che una sterile e pericolosa propaganda descrive come il nemico.

Se così non fosse, la Cisgiordania sarebbe in fiamme, pronta a sostenere le pulsioni e le sfide di una «terza intifada», probabilmente suicida ben più della «seconda». Cioè la seconda intifada condotta dall'ormai logoro Arafat. Ma non è soltanto dal mondo palestinese che giunge la novità. L'onda del realismo si allunga all'Egitto di Mubarak, stanco di Hamas dopo aver cercato ostinatamente di convincerlo alla ragionevolezza, e timoroso che il contagio possa riaccendere la rivolta della Jama'a Islamiya, l'ala più estrema del fanatismo egiziano. E si allunga anche alla Giordania del saggio re Abdallah, che, pur guidando un popolo che per la sua maggioranza è di origine palestinese, non ha mai ascoltato le sirene del furore islamico. Ecco perché, dalle ceneri di una guerra onestamente inevitabile, può scaturire davvero una nuova speranza.

09 gennaio 2009

Fatah sta dalla nostra (come al solito)

di Antonio Ferrari

traduzione a cura di questo blog

Quasi non ci speravo, che stessero messi così male. Guarda, pensavo sinceramente che si sarebbero incazzati un po' di più, i golpisti per conto terzi (cioè nostro) della Cisgiordania (la popolazione veramente ci ha provato, a manifestare, ma la polizia di Abu Mazen gli ha sparato contro. Questo però non lo dico). Cioè, sicuramente in privato rosicano parecchio, che gli stiamo facendo fuori tanti connazionali e parenti, però se ne stanno buoni. Questo è perché si cagano addosso, quei selvaggi innocui e un po' vigliacchi. Hanno capito che contro di noi non hanno speranze, e che devono accettare la logica conseguenza dell'ordine delle cose: Israele dev'essere uno stato potente e armatissimo, con frontiere sicure (ma non certe, perché non vi dico quali debbano essere: indovinate!), e loro devono vivere come gli indiani nelle riserve. Peccato solo che la loro stupida religione non gli permetta di bere alcol, altrimenti li finivamo col whisky come a quegli altri.

Diciamolo subito: è una nostra vittoria schiacciante. Non è solo che Abu Mazen è ormai un aperto collaborazionista, e nemmeno che ce l'hanno con Hamas perché a Gaza il golpe non gli è riuscito. E' proprio che hanno capito, finalmente, che loro sono deboli e noi siamo più forti e possiamo schiacciarli quando ci pare, e che è quindi inutile perder tempo con le loro tradizionali stronzate tipo la resistenza e l'Islam.

Certo, se avessimo saputo che Hamas avrebbe vinto le politiche, col cazzo che gliele lasciavamo tenere. Ma il fatto è che i palestinesi addomesticabili, per quanto non siano esaltati e cannibali, sono pur sempre selvaggi, che --nonostante il rifulgente esempio israeliano-- della democrazia occidentale ci hanno capito poco: e così si sono messi a presentare diciotto candidati per volta disperdendo i voti, poveri cretini, sennò Hamas mica vinceva. Solo per questo ha vinto, giuro: per il resto, Hamas sta ampiamente sulle palle alla stragrande maggioranza dei palestinesi. Dico davvero. Ce l'ha assicurato anche l'amico Abu Mazen, che lui i selvaggi arabi li conosce bene.

Questa (quale? mi sono perso. Forse il fatto che gli arabi sono selvaggi, e/o quello che noi siamo più forti) è la dirompente novità che abbiamo ammirevolmente dimostrato con circa 900 morti, e che anche Abu Mazen ora esprime con chiarezza quasi assoluta (ancora un po' di paraculaggine c'è: in fondo è arabo pure lui). E in Cisgiordania, per quanto bestie siano, hanno capito la differenza tra un embargo soffocante e sette miliardi di dollari di aiuti, per cui stanno con Abu Mazen, specialmente chi ci ha un'attività in proprio e le sovvenzioni gli fanno proprio comodo, ché alla fine gli arabi sono mercanti pur di fare i cazzi loro si metterebbero d'accordo anche col diavolo e sua nonna, tranne i pochi che sono estremisti sanguinari e che ogni tanto vincono le elezioni, ma per sbaglio.

Per questo non fanno l'Intifada: hanno perso la prima, hanno perso la seconda, dopo un po' imparano, come i topolini con le scosse elettriche. Ma non solo loro. Pure gli egiziani, a cui anche diamo un sacco di soldi, hanno scaricato Hamas, anche perché pure loro ci hanno nel loro paese analoghi gruppetti estremisti che tutti odiano ma c'è sempre il rischio che si presentano alle elezioni, fanno qualche trucchetto a scapito dei selvaggi buoni, e vincono pure loro. (evitiamo di menzionare le manifestazioni svoltesi anche lì, in cui peraltro la polizia si è limitata agli arresti e ai manganelli). Pure il governo giordano, come al solito, collabora. Insomma non solo abbiamo dalla nostra i regimi arabi corrotti, ma pare che abbiamo dalla nostra anche buona parte dei palestinesi, cioè quelli che fanno come diciamo noi in modo che li possiamo graziosamente lasciare in vita: come vedete, stiamo vincendo su tutta la linea, il che dimostra che radere al suolo Gaza è stata un'idea fantastica. Forse dovremmo farlo più spesso.

09 gennaio 2009

postato da: piccolacellula alle ore 15:01 | link | commenti (15)
categorie: nuovo fascismo, sprofondamenti nellinezia
giovedì, 25 dicembre 2008

Massì perchennò

- Io direi di occupare.
- Io pure.
- Io direi di dichiarare l'indipendenza.
- E di chiedere il sostegno a Putin, sai mai.
- Inventandoci una qualche particolarità etnica.
- Tipo che cominciamo a parlare all'incontrario.
postato da: piccolacellula alle ore 12:18 | link | commenti (2)
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martedì, 23 dicembre 2008

Che palle con l'infibulazione

Allora mo' non è che io sono per la circoncisione femminile, o infibulazione o FGM o quel che è, di per sé.

Solo mi piacerebbe far presente un paio di cose alla nomenklatura occidentalista.

Uno, che ridurre la libertà della donna a libertà sessuale è a dir poco rivoltante, proprio da un punto di vista progressista.

Due, che anche fosse, la libertà sessuale prevede anche la libertà di non darvela, volendo. Proprio da un punto di vista logico.
postato da: piccolacellula alle ore 13:53 | link | commenti (4)
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martedì, 16 dicembre 2008

Muntadhar al-Zeidi Libero!

Nonché Santo Subito!
lunedì, 08 dicembre 2008

Lafitte cancellalo dall'aggregatore



Stava sul sito del Corriere (leggo ancora il sito del Corriere e guardo anche i servizi fotografici, a volte, sìsì).

In compenso prima ho trovato una carta da gioco per strada, era il nove di bastoni.

Il che notoriamente significa, Brutta cretina invece di guardare per terra cerca di non farti investire e mo' quello chissà come fa senza il nove di bastoni e se provi a frugare la tua memoria alla ricerca del significato cartomantico sei veramente da ricovero.
postato da: piccolacellula alle ore 00:44 | link | commenti (3)
categorie: sprofondamenti nellinezia
martedì, 02 dicembre 2008

Facebook

Per la serie "cosa c'è di piummeglio che regalare informazioni personali a tutte le major mondiali (più probabilmente la CIA) rendendosi facile bersaglio di cosiddetta pubblicità mirata, contribuendo a nutrire una specie di elefantiaco mostro virtuale che è evidente espressione di quanto più ci disgusta nella cosiddetta postmodernità nonché rischiando di perderci un sacco di tempo che sarebbe meglio impiegato a studiare o a grattarsi i lobi delle orecchie", mi sono iscritta.
postato da: piccolacellula alle ore 13:41 | link | commenti (5)
categorie: sprofondamenti nellinezia
domenica, 30 novembre 2008

Oddio rieccolo

Cazzo: è tornato Magdi Allam.

La conseguenza principale per quanto mi concerne risiede nel fatto che sarò compulsivamente spinta a commentare sul blog ogni sua nuova alzata d'ingegno, con relativa perdita di tempo per me e volendo per voi.

Quindi posso pure iniziare.

Magdi "Cristiano" Allam (già Magdi "senza Cristiano" Allam ) si è fatto il partito, lo saprete.

Ma, sperabilmente, non siete cretini quanto me e non vi siete messi a guardare il relativo sito, che evito di linkare per pudore.

Se l'aveste fatto sapreste che quando dico si è fatto il partito, cioè se l'è fatto da sé per uso personale, dico sul serio. Se non l'aveste fatto lo sapreste lo stesso perché ve lo direbbi io. Ve lo sto dicendo, velo.

Allora MCA s'è fatto il partito, che si chiama Protagonisti per l'Europa Cristiana. Il titolo di tutte le pagine del sito inizia con: Magdi Cristiano Allam - Protagonisti per l'Europa Cristiana.

Nella testata troneggiano sei o sette foto sue. Dite: sei o sette? Ma c'entrano, in una testata? No. Infatti ne tiene una fissa e cinque o sei che si alternano in un suggestivo fondu-enchaîné, affinché noi si possa godere il più possibile dello spettacolo offerto dalla sua egregia persona.

La sezione Archivio si divide nelle seguenti sottosezioni: Libri di Magdi Allam, Articoli di Magdi Allam, Interventi di Magdi Allam, Interviste di Magdi Allam, Eventi relativi a Magdi Allam.

Il Programma Transitorio è anche noto come Il Messaggio (di Magdi Allam).

La sezione Primo Piano ospita invece interventi (di Magdi Allam) relativi all'attualità, in cui egli inveisce variamente contro Barack Obama, che "condurrà alla disfatta dell'insieme della società occidentale" col suo "sessantottismo", il governo Berlusconi che tramite Maria Stella Gelmini fa promesse da marinaio approfittando della credulità popolare come usava nell'Egitto nasseriano, la Chiesa Cattolica che, preda del nichilismo e del relativismo, ammette che l'Islam sia una religione, eccetera.

L'orientamento di fondo del suo partito non ve lo riassumo ché è facilmente intuibile.

Mi limito a segnalare a mo' di conclusione l'ossessivo riferimento all'"informazione oggettiva e responsabile", il che, da parte del nostro Pinocchio d'Egitto, ovvero una persona capace di sostenere seriamente che il ruolo internazionale dell'Iraq baathista si spiega col fatto che Saddam Hussein da piccolo pestava le merende ai compagni ed altre simili amenità (oltre ad aver imputato al Campo Antimperialista nientemeno che gli attentati di Madrid, in collaborazione con l'ETA), fa piuttosto sorridere. O incazzare, in effetti.
postato da: piccolacellula alle ore 13:55 | link | commenti (6)
categorie: nuovo fascismo, sprofondamenti nellinezia
mercoledì, 19 novembre 2008

Buttiamola sul cazzeggio

La cosa comoda è che le lire di lì puoi fare tranquillamente conto che siano lire italiane.

La cosa meno comoda sono i check-point.

Ma anche le compagnie di telefonia mobile non scherzano.

Passiamo ai dialoghi.

1. Beirut Sud, taxi

- Io di solito non ci lavoro, a Beirut Sud.
- Perché.
- Eh. Le strade sono un casino, poi.
- E poi motivi politici.
- Io vivevo lì fino a qualche mese fa, avevo un negozio, e sono sunnita.
- Stai col 14 marzo.
- Sì, ma non vuol dire. Mio fratello è sunnita e sta con l'8 marzo. E' sua quest'automobile che guido, e sta con l'8 marzo. Io sono sunnita, ma mio cugino ha sposato una sciita, e anche l'altro mio cugino. Ma la gente pensa che sei sunnita e allora...
- La gente di Hezbollah.
- Non dico i dirigenti. Dico le persone per strada. Prima non ci salutavano e basta, poi ho avuto paura che succedesse qualcosa ai miei figli, ho due figli.
- Dopo maggio.
- Sì. Nessuno li avrebbe mai uccisi, per carità, ma poteva essere che li pestassero per strada o qualcosa del genere. Allora siamo venuti qui. Siete francesi.
- Italiani.
- Italiani, conoscevo un italiano tanti anni fa, durante la guerra civile. Aveva paura ed è andato via, io l'ho aiutato, era un bravo ragazzo.

2. Ain el-Hilweh, sede

- E quand'è che sei stato a Mosca.
- Due anni.
- Quali anni.
- Novanta, novantuno.
- Quando era già crollata.
- Stava crollando.
- E che facevi.
- Il consulente di Gorbaciov.
- E che gli consigliavi.
- Come farla crollare più in fretta.
- Ma piantala.
- Se ti serve ti dò ottimi consigli per far crollare qualsiasi cosa. Tranne l'imperialismo, con quello ho dei problemi. Certo che il caffè lo faccio sempre io. Non ti avevo chiesto di fare il caffè?

3. Mar Elias, sede

- Oh, ma tutte queste persone da dove vengono.
- Cara, te lo stavo per chiedere. Se non lo sai tu.
- Non ne ho idea.
(venti minuti dopo pop arabo a tutto volume dal piano di sopra. Sale, riscende)
- Su di sopra c'è una festa di fidanzamento.
- Una festa di fidanzamento.
- Hai mai visto una festa di fidanzamento araba?
- Ma veramente no.
- Ti va di vederla?
- Certo. Ma che faccio, mi presento di sopra, è un fidanzamento, poi dicono, e questa chi la conosce, che vuole?
- Ma figurati se dicono così. E' un fidanzamento, sono invitati tutti, se vieni sono contenti, dai, stiamo solo un attimo.
- Se è così.
(da questo momento in poi la conversazione è da intendersi urlata nell'orecchio della controparte)
- Quella è la fidanzata.
- Dove.
- In rosso.
- E' molto bella. E il fidanzato?
- Aspetta... eccolo lì.
- E' bello anche lui.
(cambia la musica, entrano due ragazzi, vestiti all'occidentale, con in mano una fettuccia di tessuto o qualcosa di simile)
- Fanno una danza, è una danza tradizionale.
- E come si chiama.
- Dabka. Ti piace?
- Bellissima.
- E da voi come le fanno, le feste di fidanzamento?
- Ma mi sa che nessuno le fa più.
- E i matrimoni?
- I pochi che ho visto, piuttosto tranquilli, famiglia, amici, niente balli. Una tristezza, in effetti.
- In effetti.
- Meglio qui.
- Quando torni ti porto a un matrimonio, se c'è.
- Potresti trovarmi direttamente un fidanzato qui, così la facciamo anche per me.
- Ehm.
- Scherzo.
-...
- Scherzavo.
postato da: piccolacellula alle ore 19:56 | link | commenti (2)
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domenica, 16 novembre 2008

Get a life

Quando la domenica ti trovi a leggere romanzi rosa nell'attesa che sia lunedì (e il sabato pomeriggio non trovi nulla meglio da fare che metterti a dormire, e svegliandoti l'unico pensiero un po' stimolante che ti viene è, Chissà se è finita la seduta del consiglio dei ministri libanese), è il caso che inizi a preoccuparti.
postato da: piccolacellula alle ore 21:29 | link | commenti (7)
categorie: sprofondamenti nellinezia
giovedì, 23 ottobre 2008

Buongiorno.

Pare che nel momento in cui io decido di fare sul serio all'università, quegli altri decidono di darle il colpo di grazia. Sono sfigata, proprio.

E voi siete più sfigati di me perché adesso sento l'impellente necessità di riversare qui sul blog un po' di lagne che suoneranno inevitabilmente, beh, studentesche.
Tipo chiacchiere da centro sociale e da manifestazione con i Punkreas in sottofondo.
D'altronde quando il mondo richiede la parte peggiore di te, è segno che fa cagare (non era proprio così, ma ci assomigliava).

Partiamo dalla Gelmini, che non c'entra assolutamente nulla con l'omonimo disegno di legge, epperò.

La Gelmini è una che, in mancanza di qualsiasi pur labile indizio di credibilità, porta avanti la seguente duplice strategia: uno, negare tutto, soprattutto l'evidenza, fingendo che il fulcro del dibattito sia il grembiule o il maestro unico; due, indossare gli occhialini e applicarsi ad apparire come una che abbia un manico di scopa nel culo, le ultime due cose essendo forse a parer suo indizi d'uno spirito intellettualeggiante.

La parte uno è quella che mi dà più fastidio, devo dire.
Sono giorni, quasi settimane, che in tivù e nei giornali costei ripete: non capisco le proteste nelle università, la mia riforma non le tocca nemmeno, gli studenti sono male informati, è tutto un equivoco, quello contro cui protestano semplicemente non esiste.
Oggi sul Corriere Online è andata oltre, si è superata, diceva: Non è vero che ci saranno tagli per 8 miliardi di euro, non è vero che ci saranno licenziamenti degli insegnanti, non è vero che chiuderemo le scuole di montagna o delle piccole isole.
Buffa davvero, questa frase. Come dire, -Tu hai ucciso tua madre, -Non è vero che le ho cavato gli occhi e li ho infilzati su due lunghi stecchini per decorarci la mia caipirinha, non è vero che di notte mi trasformo in pipistrello e volo, non è vero che ho rapinato una banca.
Sticazzi, scusa.

E' che della legge-funerale (ho trovato molto azzeccati gli inscenamenti del suddetto, io) sull'università non ne parlano, se non quelli che protestano.
Ma è che non possono.
Nel senso, è una di quelle cose che anche con tutta la buona volontà del mondo, una volta che la gente sa di cosa si tratta, non puoi più di tanto intortartela raccontandole di fantasiosi lati positivi.
Con tutta la fantasia possibile, quando fai un disegno di legge che prevede la scomparsa nel nulla di tutto l'esistente entro cinque anni, tipo buco nero del Large Hadron Collider, ci sta poco da discutere: chi è che sarebbe a favore, voglio sapere?

Infatti succedono cose buffe, tipo, mi raccontava un mio amico, che il dipartimento meno politicizzato della facoltà meno politicizzata della sua università indice una assemblea e ci vanno i quattro quinti degli iscritti.
Gli altri o non lo sapevano, o stavano fuori città, o stavano male, oppure si laureavano entro due mesi e chi s'è visto s'è visto io vado in America. Per forza.

E la Gelmini dice: discutiamo dei fatti, ma chissà cosa intende, appunto.

Intanto Berlusconi, che qualche volta mi viene da pensare sia non solo sostanzialmente poco diverso dalla cosiddetta opposizione, non solo ovviamente parte dello stesso sistema cui fa capo anche la cosiddetta opposizione, no, ma proprio, all'interno anche delle loro meschine logiche di potere, pagato proprio dalla cosiddetta opposizione: Berlusconi dicevo dice che manda la polizia nelle scuole.

Al che la gente s'incazza di più, ovviamente, e Berlusconi fa marcia indietro, perché deve solo fare la parte del cattivo, mica scatenare una rivolta per davvero.

Che poi m'è venuta quest'idea dietrologica, a me, che di solito non mi vengono.

Ovvero: da un po' vado dicendo che tra una quindicina d'anni scoppia un casino, in Italia. Forse lo pensano anche loro, sai mai. Magari pure prima, scoppia. E dicono: soldi ne abbiamo pochi: dove tagliamo? Ma è chiaro: distruggiamo completamente l'università pubblica, che non solo non ci piace di suo, ma durante i disordini gli studenti sono particolarmente rompipalle, ci vuole che cominciamo a stroncarli da subito.

Chissà.

La Russa intanto dichiara: Speriamo che i giovani non vogliano nemmeno mettersi nella condizione di essere al centro di episodi di violenza per motivi ideologici: ci siamo già passati e credo che all'Italia sia bastato.

A parte che la sopravvivenza dell'università pubblica dovrebbe essere molto poco ideologica, persino nel senso in cui l'intendono loro, che è abbastanza ampio.

Ma poi.

Mi fa sinceramente specie che la violenza per motivi politici sia considerata più meschina e deplorevole di quella priva di motivi politici.
Sembra una cosa del tipo: non è alla moda, suvvia, è così antiquata, fuori luogo, sa di polverosa metafisica, questa storia della violenza con un motivo serio.
Una cosa è la violenza allegra, spensierata, evenemenziale, bella limpida e colorata. Fatta senza motivo, così. Che non presuppone comprensione, che non ne chiede. Che si agisce e si contempla un attimo e stop.
Ma la violenza politica, che si trascina dietro foss'anche un grammo di analisi e riflessioni, santo cielo, no, che cosa pesante, noiosa, molesta: ma chi ve lo fa fare, davvero? (ma chi ce lo farebbe fare?)
postato da: piccolacellula alle ore 17:39 | link | commenti (15)
categorie: bertinotti e il senso della vita