Cazzo.
Avete presente i libri scritti con quel tono paternalistico e autocompiaciuto e stupidamente didattico-banalizzante, e nel contempo retorico, fumoso, simil-poetico, allusivo e tendenzialmente incomprensibile?
Quelli in cui la maggior parte delle frasi suona come, "Comunemente noi immaginiamo X così e cosà: invece, basterebbe pensare alle piante di basilico e ai carrelli della spesa, per comprendere che l'autoriflessione di X su se stesso si configura come lo spazio di negoziazione di una dialettica della praxis che è insieme oggetto, soggetto, predicato e complemento, in un'esplosione colorata di mille scintille luccicose".
No? Beati voi.
[nota: la citazione ovviamente me la sono inventata io adesso]